Il quesito
Risposta di: Giancarlo ROMITI
Con il quesito si coglie l’occasione per una breve analisi sulla non sempre agevole distinzione tra le raccolte pubbliche di fondi e alcune attività occasionali poste in essere dagli enti non commerciali non iscritti al Registro delle Associazioni Sportive Dilettantistiche (RASD), né al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).
Raccolte fondi
Ai sensi dell’articolo 143, comma 3, lettera a) del DPR n. 917/86 (TUIR) i fondi pervenuti agli enti non commerciali (art. 73, lett. c, comma 1, del Tuir) “a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione” non concorrono alla formazione del reddito complessivo.
Si tratta di un’agevolazione introdotta dall’art. 2 del D.lgs. 460/1997, il cui comma 2 sancisce la neutralità di tali operazioni anche ai fini IVA: “fermo restando il regime di esclusione dall’imposta sul valore aggiunto, tali attività sono esenti da ogni altro tributo”.
A differenza della specifica norma prevista per le ASD/SSD (art. 25, comma 2, L. 133/1999), per la generalità degli enti non commerciali non è prevista alcuna soglia numerica predeterminata, né per numero di manifestazioni (due), né per incasso massimo (euro 51.645,69) ma il solo rispetto delle seguenti condizioni:
- occasionalità e concomitanza: L’evento, preventivamente deliberato dal Direttivo dell’Ente, deve svolgersi in modo saltuario/discontinuo e in coincidenza con celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
- modico valore e assenza di sinallagma: l’offerta deve mantenere un valore contenuto e non deve configurare uno scambio prestazionale a prezzo di mercato privo di spirito di liberalità;
- obbligo di rendicontazione separata: ai sensi dell’art. 20 del DPR 600/73, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale, l’Ente deve redigere uno specifico rendiconto accompagnato da una relazione illustrativa, documenti entrambi da conservare ed esibire in caso di verifica.
Profilo di rischio
Occorre prestare particolare attenzione alle concrete modalità di svolgimento degli eventi che, seppur saltuari ma organizzati alla stregua di una vera e propria attività d’impresa (listini prezzi, pubblicità, locali attrezzati ecc.) ovvero nei quali manca il requisito del modico valore e si sia in presenza di sinallagma (somministrazione di cibo e bevande, spettacoli a pagamento, cessione di beni non di modico valore, ecc.), perderebbero la caratteristica di una tipica raccolta fondi, con conseguente riqualificazione dei relativi introiti come ricavi commerciali.
Incassi occasionali
Con la R.M. 148/E/2002 l’Amministrazione Finanziaria ha dichiarato che
“l’abitualità può anche sussistere allorquando rare prestazioni annuali siano ripetute nel corso di anni successivi, tenuto conto anche della consistenza economica delle prestazioni stesse”.
L’occasionalità o meno delle operazioni poste in essere da un ente non commerciale va pertanto valutata caso per caso e tenendo ben presente le modalità di svolgimento.
Oltretutto l’organizzazione di una sagra, seppur sporadica, presuppone essenzialmente la somministrazione di alimenti e bevande, attività che, ai fini reddituali, è da considerarsi commerciale ex art. 148, comma 4, lett. d) del TUIR.
Considerata l’assenza dell’abitualità, uno dei presupposti fondanti per lo svolgimento di attività d’impresa con carattere continuativo, l’operazione parrebbe non rilevante ai fini IVA, condizionale d’obbligo stante i discordanti pareri espressi dall’Agenzia delle Entrate con la prefata RM 148/E/2002 e la successiva Risoluzione 88/2005.
Conclusioni
Lo svolgimento annuale di un evento può, in assenza di un’organizzazione tipica delle imprese (no listini prezzi, no pubblicità, no locali attrezzati ecc.) e con cessione di beni o prestazioni rese a modico valore, essere ricondotto a una tipica raccolta fondi.
Tuttavia, molto spesso gli importi incassati nel corso di alcune manifestazioni, del caso una sagra, riguardano la somministrazione di alimenti e bevande resa a prezzi fissi di mercato, ovvero la cessione di beni che non siano semplici gadget, quindi non configurabili come erogazioni liberali destinate a sostenere il progetto dell’Ente, fattispecie per cui tali entrate sono commerciali ai fini IVA e II.DD.
Per tutto quanto precede si ritiene che l’Associazione, non sportiva e non iscritta al RUNTS, già titolare di partita IVA in quanto, come evidenziato nel quesito, l’unico introito di natura commerciale deriva dalla sagra annuale, debba:
a) certificare i corrispettivi con collegamento POS,
b) tenere i registri IVA
c) rispettare ogni altro adempimento previsto dalla normativa tributaria in vigore.
Per la determinazione dell’Ires è possibile valutare l’opzione per le disposizioni dettate dall’art. 145 del TUIR.
Al fine di non perdere la qualifica di ente non commerciale si raccomanda di tenere presente il rispetto dei parametri di cui all’art. 149 del TUIR.

