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Da un partecipante ai Corsi organizzati in collaborazione con la Fondazione Nazionale Commercialisti riceviamo il quesito che qui riportiamo: "... ho avuto importanti risposte ad una serie di quesiti da me richiesti, tra cui quello riguardante la possibilità di avere nelle a.s.d. oltre ai soci anche i semplici tesserati ed entrambi con i corrispettivi specifici defiscalizzati. A questa ipotesi lo CSEN nazionale non è assolutamente d'accordo. Secondo loro nelle a.s.d. non possono esserci tesserati se non vengono iscritti, obbligatoriamente, come soci della a.s.d. Infatti, secondo loro, se si dovessero frequentare più a.s.d., anche se tutte affiliate allo CSEN, ci vorrebbe comunque una tessera CSEN per ogni struttura. A questo punto quale è la strada giusta da seguire per evitare contestazioni da parte degli organi di controllo? Le a.s.d. affiliate allo CSEN oltre ai soci possono avere tra i frequentanti della struttura i tesserati allo CSEN non soci della a.s.d.? In caso di minori come comportarsi? Le figure di iscritti - soci - associati - partecipanti rappresentano la stessa cosa ?

 

La questione dei frequentatori non soci del sodalizio sportivo ma tesserati per la medesima organizzazione nazionale (FSN-DSA o EPS) alla quale il sodalizio stesso è affiliato è una problematica molto interessante, che merita un approfondimento.

Occorre distinguere e affrontare separatamente le disposizioni previste dalle norme tributarie rispetto alle disposizioni previste dalle norme di diritto sportivo e dai regolamenti delle FSN/DSA/EPS di riferimento, che possono richiedere particolari vincoli ai fini del tesseramento.

Sotto il profilo fiscale non c'è dubbio che l'agevolazione ex art. 148, co. 3, T.U.I.R. - cioè la de-commercializzazione dei corrispettivi specifici erogati in favore dell'ente sportivo per attività da questo organizzate in diretta attuazione degli scopi istituzionali (le c.d. "quote di frequenza" per la partecipazione ai corsi sportivi) - possa essere applicata sia qualora il soggetto fruitore sia un socio o associato del sodalizio sia nell'ipotesi in cui questi non sia socio o associato ma semplicemente "tesserato della rispettiva organizzazione nazionale" cui è affiliata la società od associazione sportiva.

Questa previsione ha valenza generale ed è contenuta nel comma 3 dell'art. 148 del T.U.I.R.

Analoga clausola è prevista, ai fini IVA, dall'art. 4, comma 4, del D.P.R. 633/1972.

Addirittura, qualora l'ente sportivo assuma la qualifica di società sportiva dilettantistica a r.l., il fatto che i fruitori dei servizi sportivi siano "tesserati" è una condizione obbligatoria ai fini della de-commercializzazione dei corrispettivi, in quanto, diversamente opinando, gli unici potenziali fruitori dell'agevolazione sarebbero i pochi (al limite anche l'unico) soci della SSD a r.l. (cfr. circ.re AdE 21/E/2003 e Ris.ne AdE 38/E/2010)

Per poter usufruire di tale agevolazione è necessario che la società o associazione sportiva abbia inviato all'Agenzia delle Entrate, per via telematica, il Mod. EAS entro 60 gg dall'inizio dell'attività (su quest'ultimo punto si veda la risposta del Ministero all'interrogazione parlamentare presentata qualche giorno fa dall'On.le Girolamo Pisano: Il Modello EAS oggetto di un'interrogazione parlamentare, in questa stessa Newsletter Fiscosport n. 17/2016), e che sia in possesso dei c.d. "requisiti qualificanti" richiesti dalla normativa tributaria, e cioè che il proprio statuto sia stato redatto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata, che contenga le clausole da a) a f) previste dall'art. 148, c. 8, T.U.I.R. e che, soprattutto, tali clausole siano in concreto rispettate.

E' evidente che la fruibilità della suddetta agevolazione in favore dei tesserati debba essere utilizzata dal sodalizio sportivo "cum grano salis" e con un atteggiamento improntato alla dovuta prudenza: occorre infatti evitare di costituire associazioni sportive con un numero molto limitato di soci e un numero molto elevato di tesserati, cioè di soggetti privi del diritto di voto in assemblea, soprattutto se il numero e le persone dei soci dovessero risultare inamovibili nel tempo a fronte di un turn-over di tesserati molto elevato. In tali casi, è infatti possibile che l'Agenzia delle Entrate, in sede di verifica, possa contestare che lo strumento associativo sia solo uno schermo utilizzato per coprire una attività effettivamente di natura commerciale svolta nei confronti di clienti ai quali viene attribuita la qualifica di tesserati al solo fine di utilizzare le agevolazioni fiscali.

E' quindi opportuno che il numero degli associati sia comunque consistente, e che il sodalizio sia aperto all'ingresso di nuovi associati, in aderenza alla caratteristica di contratto plurilaterale aperto proprio delle associazioni.

Detto questo, occorre anche evitare l'impostazione opposta, ugualmente, e forse, maggiormente pericolosa: stiamo parlando di quella situazione in cui il sodalizio riconosce (a volte: impone) la qualifica di associato a un numero elevatissimo di soggetti, molti dei quali, spesso, minorenni senza diritto di voto, situazione che si riscontra spesso nei casi di a.s.d. che gestiscono impianti sportivi (palestre, piscine,  circoli tennis ecc.) e/o esercitano la propria attività prevalentemente, o esclusivamente, a livello giovanile (scuole calcio, basket, nuoto, danza etc).

In tali casi potrebbe risultare particolarmente difficoltosa la gestione dell'attività associativa volta a garantire l'effettività del rapporto associativo, e, in caso di verifica, l'Agenzia Entrate potrebbe avere (e, di fatto, sovente, ha) buon gioco nel disconoscere la qualifica associativa a gran parte dei frequentatori il centro sportivo o i corsi. 

Verificandosi la suddetta situazione l'utilizzo (soprattutto nei confronti dei minori) della procedura di  tesseramento anzichè (ovvero oltre) dell'iscrizione a libro soci dei frequentatori potrebbe essere la soluzione ottimale, là dove la qualifica associativa potrebbe/dovrebbe essere attribuita esclusivamente a quei soggetti che risultino effettivamente interessati alla partecipazione alla vita del club (ad es. i genitori dei ragazzi, o alcuni di essi), e non solo alla parrtecipazione ai corsi sportivi.

Fatta questa lunga (ce ne scusiamo) ma doverosa premessa, occorre passare a verificare le norme e i regolamenti della FSN/EPS cui l'associazione è affiliata, in quanto non tutte tali organizzazione trattano il tesseramento allo stesso modo.

In generale, mentre in relazione alle FSN - tranne qualche eccezione come ad es. la F.I.T. - non si intravedono disposizioni ostative a che un soggetto tesserato possa non essere anche socio dell'associazione (anzi, a livello agonistico questa situazione è quasi la norma; si pensi, ad  es. a tutti i giocatori dei sodalizi sportivi che praticano calcio, basket, pallavolo ecc. che sono tesserati per il club per il quale giocano senza essere soci dello stesso), a livello di EPS si riscontra a volte qualche problema.

In particolare, con riferimento all'Ente di Promozione Sportiva CSEN, oggetto del quesito, lo statuto non è chiarissimo quanto alla definizione della qualifica di tesserato.

Gli articoli di riferimento sono quelli che vanno dal 5 al 10, nei quali i termini di "socio", "tesserato" e "iscritto" sono usati sostanzialmente come sinonimi.

Premesso questo, non mi sembra di intravedere in tali disposizioni una obbligatorietà a che il tesserato assuma  preventivamente anche la qualifica di associato del sodalizio. Anche perchè, se così fosse, la cosa sarebbe sostanzialmente incompatibile con il tesseramento dei frequentatori delle SSD a r.l.

Se, come scrive il nostro Lettore, tale è l'interpretazione che danno allo statuto i dirigenti dell'Ente, ci faremo portatori di una verifica e di uno scambio di opinioni con gli stessi, all'esito del quale Vi terremo informati attraverso un articolo, o pillola in una delle prossime Newsletter.

Pare invece francamente forzata, in ogni caso, l'interpretazione secondo la quale il frequentatore di più a.s.d., anche se tutte affiliate allo CSEN, debba richiedere una tessera CSEN per ogni struttura frequentata, in quanto, ai sensi dello statuto dell'Ente (art. 5, c. 2, lett. a) sono soci dello stesso gli iscritti alle strutture di base. Ora, se il tesserato è socio dell'Ente Nazionale CSEN, tale qualifica è univoca, e si assume una sola volta, all'atto del tesseramento. Diversamente ragionando si arriverebbe ad ammettere l'esistenza di quote plurime o differenziate, il che è incompatibile con lo stesso statuto nazionale, oltre che con le disposizioni tributarie.


L'articolo è stato ispirato da...

utente Fiscosport n° 18344 - prov. di Reggio Calabria (RC) 30 Sep 2016 
Soci o tesserati con la ASD?

Salve, ho avuto il piacere di seguire l'incontro del 23 settembre a Paola con la dott. Sideri e devo dire di aver avuto importanti risposte ad una serie di quesiti da me richiesti, tra cui quello riguardante la possibilità di avere nelle ASD oltre ai soci anche i semplici tesserati ed entrambi con i corrispettivi specifici defiscalizzati. A questa ipotesi lo CSEN nazionale non è assolutamente d'accordo. Secondo loro nelle ASD non possono esserci tesserati se non vengono iscritti, obbligatoriamente, come soci della ASD. Infatti, secondo loro, se si dovessero frequentare più ASD, anche se tutte affiliate allo CSEN, ci vorrebbe comunque una tessera CSEN per ogni struttura. A questo punto quale è la strada giusta da seguire per evitare contestazioni da parte degli organi di controllo? Le ASD affiliate allo CSEN oltre ai soci possono avere tra i frequentanti della struttura i tesserati allo CSEN non soci della ASD? In caso di minori come comportarsi? Le figure di iscritti - soci- associati- partecipanti rappresentano la stessa cosa ? Spero di essere stato chiaro, e nell'attesa di una cortese risposta, distinti saluti.


 


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