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Recenti comunicazioni di alcuni Enti di promozione sportiva ci spingono a ricordare ancora una volta alcune regole sull’acquisizione della qualifica di socio e di tesserato che è indispensabile conoscere e rispettare con la massima attenzione

 

1. Il principio fondamentale

L’art. 148, III comma, del D.P.R. 917/86, che i sodalizi sportivi dovrebbero conoscere a memoria (e che invece pare non essere stato compreso con chiarezza nemmeno da alcuni enti di promozione sportiva) stabilisce che (una volta rispettati i requisiti statutari e di comportamento, l’invio del Modello EAS, ecc.): “Per le associazioni … sportive dilettantistiche … non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che … fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali …

In sostanza, i corrispettivi pagati all’Associazione o alla Società sportiva per attività sportiva praticata presso di essa, sono non commerciali (e quindi non soggetti a IVA, IRES e IRAP e irrilevanti ai fini del calcolo del limite di 250.00 euro stabilito dalla Legge 298/91) solo se l’attività è svolta nei confronti di:

a) soci dell’Associazione o della Società sportiva

oppure

b) altre associazioni o società sportive affiliate alla medesima Federazione, Ente di promozione o Disciplina associata alle quali è affiliata l’Associazione o Società

oppure

c) soci di altre associazioni o società sportive affiliate alla medesima Federazione, Ente di promozione o Disciplina associata alle quali è affiliata l’Associazione o Società

oppure

d) tesserati per la Federazione, Ente di promozione o Disciplina associata alle quali è affiliata l’Associazione o Società.

Abbiamo scritto tre volte “oppure” perché deve essere ben chiaro che tali situazioni sono fra loro alternative, e ciascuna di esse da sola sufficiente, anche se è possibile (e anzi è l’ipotesi più frequente) che coesistano: un praticante può essere socio dell’Associazione, nonché tesserato per la federazione o Ente alla quale tale Associazione è affiliata, ma la decommercializzazione spetta anche se è solo socio dell’Associazione (ma non tesserato) o solo tesserato (ma non socio).
 

2.  L’effettività della qualifica di socio o tesserato

Premesso quanto sopra, è fondamentale stabilire quand’è che un soggetto acquisisce la qualifica di socio dell’Associazione, o tesserato per la Federazione o Ente di promozione o Disciplina associata.

Per quanto riguarda la qualifica di socio, la norma di riferimento è l’art. 36, I comma, del codice civile: “L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati”; bisogna quindi applicare quanto previsto dallo Statuto.

Posto che l’aspirante socio dovrà comunque fare una domanda per acquisire tale qualifica (e, anche se la Legge non lo richiede espressamente, per poterlo un domani provare adeguatamente è bene che ciò avvenga in forma scritta), gli statuti possono stabilire che il socio venga ammesso con delibera dell’Assemblea, con delibera del Consiglio Direttivo, o con altre modalità, fra le quali la possibilità che tale qualifica sia attribuita provvisoriamente da un incaricato dell’Associazione (p.es. il presidente, o un consigliere) e ratificata nella prima assemblea o riunione del consiglio.

Gli unici requisiti di Legge sono (art. 148, VIII comma, lettera “e” del T.U.I.R.):

- la “sovranità dell'assemblea dei soci”, e quindi riteniamo indispensabile che la domanda di ammissione sia sottoposta all’Assemblea, preventivamente o per ratifica di un’ammissione già effettuata in via provvisoria; non ci risulta comunque che sia mai stato dichiarato scorretto se tale compito sia stato demandato al Consiglio

- che nello statuto siano chiaramente indicati “i criteri di loro ammissione ed esclusione”: le regole debbono essere chiare.

Assolutamente analogo ragionamento vale per quanto riguarda l’acquisizione della qualifica di tesserato: poiché le Federazioni, gli Enti di promozione e le Discipline sportive associate non sono altro che associazioni, anche per il tesseramento vale quanto stabilito dagli statuti di esse.

Il problema è che tali statuti sono di solito più complessi e di lettura molto meno agevole di quelli delle “ordinarie” associazioni sportive; è quindi importante prestare la massima attenzione, eventualmente chiedendo informazioni (possibilmente scritte) presso la Federazione o Ente; possono essere utili alcune indicazioni:

- non potrà evidentemente essere sufficiente l’acquisto di “tessere in bianco”, prassi utilizzata da qualche ente per comodità, delegandone la compilazione alle associazioni, perché è abbastanza ovvio che un soggetto non potrà essere tesserato per un Ente … se tale Ente nemmeno lo sa!

- non è peraltro necessaria la materiale consegna di una tessera, sia essa compilata a mano dall’Associazione ovvero spedita dalla Federazione o Ente, perché ciò che fa fede saranno gli archivi di quest’ultima (per fare un semplice esempio, ai tesserati F.I.P. non viene rilasciata alcuna tessera)

- un aiuto per individuare il momento a partire dal quale scatta il tesseramento può venire dalla copertura assicurativa: siccome praticamente tutte le Federazioni o Enti di promozione hanno stipulato polizze collettive di assicurazione per i loro tesserati, il momento di decorrenza della polizza (che di solito è adeguatamente pubblicizzato) non può certamente essere antecedente all’acquisizione della qualifica di tesserato: se è assicurato, allora è necessariamente anche socio!


3.  Le S.r.l. e le Cooperative sportive dilettantistiche

Tutto quanto scritto qui sopra vale anche per le S.s.d.r.l. e per le Coop. Sportive a r.l..

Per quanto riguarda la qualifica di tesserato, le regole e le considerazioni sono evidentemente le medesime; per quanto riguarda l’acquisizione della qualifica di socio varranno:

- per le Società, le regole ordinarie del codice civile e dello statuto, quindi l’ingresso di nuovi soci non può che avvenire mediante aumento di capitale con rinuncia o comunque mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dei soci esistenti

- per le Cooperative, l’ammissione di nuovi soci avviene per delibera del Consiglio di amministrazione, come stabilito dall’art. 2528 del codice civile.

A parte le cooperative, strumento per ora poco usato e comunque che si avvicina, per quanto riguarda l’ingresso di nuovi soci, alle associazioni, è evidente che per le S.s.d.r.l. i praticanti attività sportiva che siano anche soci delle stesse saranno un numero estremamente contenuto, e anzi potranno anche non coincidere, pertanto l’attento rispetto delle norme sui tesseramenti diviene cruciale, essendo sostanzialmente l’unica strada per ottenere la decommercializzazione dei corrispettivi riscossi.




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