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Con la conversione in legge del c.d. decreto dignità sono stati abrogati, tra gli altri, i commi 358 e 359 della legge di bilancio 2018, quelli in pratica che facevano riferimento all'assimilazione ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa che dal primo luglio vedono vietato il pagamento del compenso in denaro contante. La nostra associazione prevede il pagamento di piccoli rimborsi nell'ordine di poche centinaia di euro per giovani studenti, quasi sempre di scienze motorie, che svolgono il ruolo di assistenti o accompagnatori delle nostre squadre giovanili o mini-basket. Si chiede se questi rimborsi possano ancora essere erogati in contanti alla luce dell'abrogazione dei commi sopra citati.

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Un quesito giunto in Redazione offre l'occasione per fare il punto in materia di inquadramento, ai fini INAIL, delle figure di amministratore di s.s.d. e collaboratore sportivo. Nella fattispecie colei che ricopre il ruolo di amministratore nella s.s.d. - senza percepire compensi per questa attività - ha anche un contratto a tempo indeterminato part time con altra azienda, e dalla medesima s.s.d. percepisce compensi compensi sportivi entro i 7500 euro annui. Consapevole che a INPS non è dovuta iscrizione, la questione si incentra su eventuali obblighi e adempimenti verso INAIL: in particolare si chiede conferma se corrisponda al vero che - anche qualora l'amministratore non percepisca alcun compenso - sia obbligatoria l'iscrizione INAIL e l'assistenza di un consulente del lavoro. In considerazione della posizione INPS e INAIL già presente grazie al contratto a tempo indeterminato con l'altra azienda si vorrebbe evitare di aprirne una ulteriore.

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Si chiede se un'a.s.d. che eroga compensi sportivi ai sensi dell'art. 67 lettera m) T.U.I.R. ai propri soci (o membri del C.D.) in qualità di istruttori dilettanti (e tali compensi non superano annualmente il tetto dei 7.500,00 €) incorra nell'ipotesi di riparto indiretto di utili.

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La legittimità di un incarico per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica a fronte dell’erogazione di compensi ex art.67 comma I lett. m) T.U.I.R. richiede come noto il rispetto di varie condizioni che derivano in parte dal tenore della norma, in parte da indicazioni della prassi, recente e meno recente. Un interessante quesito giunto in redazione ci dà l'occasione di ripercorrere i punti essenziali.

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Il contributo che segue è stato occasionato da un interessante quesito giunto in redazione: è stato chiesto se un dipendente a tempo indeterminato di una s.s.d. a r.l. con mansioni diverse da quelle meramente sportive (es. dipendente con mansioni amministrative o fisioterapista etc...) possa dalla medesima società sportiva percepire compensi afferenti all'attività sportiva dilettantistica (istruttore di nuoto etc..) e se sì,quale accortezza sia bene avere per non incorrere in contestazioni da parte degli organi ispettivi di ipotesi di trasferimento di compensi da busta paga a compensi sportivi dilettantistici.

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Il Jobs Act non ha lasciato indenne da modifiche neppure il lavoro accessorio. Il d.lgs 81/2015 agli artt. 48-50 interviene, pur non modificandone la sostanza, sulle disposizioni alle prestazioni di lavoro accessorio così come regolamentate dagli artt. da 70 a 73 del d.lgs 276/2003 (Legge Biagi) oggi abrogate e sostituite appunto dal predetto d.lgs 81/2015

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Lo scorso 22 dicembre 2015 è stato sottoscritto il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti degli impianti e delle attività sportive profit e no profit. Da una parte la Confederazione Italiana dello Sport – Confcommercio Imprese per l’Italia, dall’altra le organizzazioni sindacali al gran completo nelle figure di SLC-CGIL, FISASCAT – CISL e UILCOM - UIL.

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I provvedimenti emanati dal governo in relazione alla riforma della legislazione sul lavoro (il c.d. “Jobs Act”) impattano anche sulle società ed associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, il Legislatore sembra avere preso atto della particolarità e delle specificità del settore sportivo dilettantistico, prevedendo l’esenzione dei rapporti di lavoro instaurati dai sodalizi sportivi dall’obbligo di impiego di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La riforma, tuttavia, non ha fatto chiarezza in merito al confine tra “lavoro sportivo” e “prestazioni sportive dilettantistiche” inquadrabili tra i c.d. “redditi diversi” ex art. 67 T.U.I.R., talché rimangono aperte gran parte delle problematiche legate all’inquadramento, tributario e, soprattutto, previdenziale, degli sportivi dilettanti.

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Il quesito di una nostra gentile Lettrice, che chiede se i voucher di lavoro possano essere utilizzati per le pulizie della palestra, e se sì con quali limitazioni, ci dà l'occasione di rivedere e approfondire i requisiti, le caratteristiche e alcune criticità del rapporto di lavoro accessorio.

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Sono sempre numerosi i quesiti che arrivano alla Redazione di Fiscosport con i quali si richiedono delucidazioni in materia di inquadramento dei collaboratori sportivi e amministrativo-gestionali all’interno dei sodalizi sportivi. Riteniamo pertanto di fare cosa gradita e utile – all’inizio della nuova stagione sportiva 2014/2015 - proporre con le slide “INQUADRAMENTO DEGLI ISTRUTTORI E COLLABORATORI NELLO SPORT” i contenuti che hanno formato oggetto dell’intervento dei Consulenti Fiscosport all’evento "Sport&Shows" di Poggibonsi (10-12 ottobre 2014).

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A una a.s.d. è stato eccepito in sede di PVC (processo verbale di constatazione) la mancanza di specificità nelle prestazioni di cui all'articolo 67, comma 1, lett. m del T.U.I.R. I verbalizzanti hanno sostenuto che essendo l'oggetto della prestazione troppo generico, lo stesso non poteva essere qualificato secondo la normativa speciale ed è stato riqualificato come rapporto di lavoro autonomo occasionale, con tutte le dovute conseguenze. Il contratto esistente non specifica l'oggetto di ogni singola prestazione. Si chiede un parere in merito alla possibilità, in sede di confronto con l'agenzia delle entrate, di allegare per ogni prestazione l'oggetto dell'attività svolta.

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